Cucina pratica · Guida
Cuocere la pasta risparmiando energia Coperchio, acqua giusta e cottura passiva
Per un piatto di pasta servono acqua, fuoco e tempo, e tutti e tre si possono ridurre senza cambiare il risultato. Qui trovi come scegliere pentola e fornello, quanta acqua usare, quando mettere e togliere il coperchio e come funziona la cottura passiva a fuoco spento, con le indicazioni di ENEA, dei pastai di Unione Italiana Food e la prova di Altroconsumo.

Difficoltà
Facile
Cosa ti serve
- Una pentola con il suo coperchio
- Un fornello della misura della pentola
- Sale grosso
- Un timer
In breve
- Pentola giusta: della misura del fornello, con il suo coperchio.
- Meno acqua: secondo i pastai bastano 0,7 litri per 100 g di pasta.
- Coperchio fino al bollore, poi via quando butti la pasta, se la cuoci in modo tradizionale.
- Cottura passiva: fuoco acceso pochi minuti dopo la ripresa del bollore, poi fornello spento e coperchio per il resto del tempo.
- Sull’induzione si risparmia meno, ma si risparmia.
Dove si spreca energia quando cuoci la pasta
L’energia se ne va in tre momenti: mentre scaldi una pentola troppo piena d’acqua, mentre l’acqua bolle scoperta e il calore esce dalla pentola, e nei minuti in cui tieni il fuoco acceso sotto una pasta che potrebbe cuocere anche da sola. Su ciascuno puoi intervenire senza attrezzi speciali: serve solo una pentola con il suo coperchio.
Un’avvertenza: le percentuali di risparmio che circolano in rete cambiano molto da una fonte all’altra e dipendono dal fornello, dalla pentola e dalle abitudini. Qui riportiamo solo quelle che i pastai di Unione Italiana Food hanno pubblicato per i propri consigli, indicandole come loro stime.
Pentola e fornello
ENEA, l’agenzia nazionale per l’efficienza energetica, dà due regole per il piano cottura:
- Pentola proporzionata al fornello. Metti pentole e padelle su fuochi o piastre di dimensioni adatte al loro diametro, né più grandi né più piccoli.
- Coperchio durante la cottura. ENEA lo consiglia in generale per pentole e padelle.
Quando puoi, ENEA suggerisce anche di usare la pentola a pressione.
Quanta acqua serve davvero
La regola della nonna, un litro d’acqua ogni 100 g di pasta, oggi non vale più per forza. I pastai di Unione Italiana Food spiegano che la pasta di oggi è di qualità più alta di quella di quaranta o cinquant’anni fa e rilascia meno amido in cottura: per 100 g bastano 0,7 litri d’acqua, e anche meno se prepari una pasta in un’unica pentola, cotta come un risotto insieme al condimento.
C’è anche un vantaggio in cucina: con meno acqua l’amido si concentra e la pasta lega meglio con il sugo. Secondo le stime dei pastai, usare meno acqua riduce del 13% l’energia e del 30% l’acqua consumata.
Qualche conto pratico, con la proporzione dei pastai:
- 200 g di pasta, per due: circa 1,4 litri d’acqua.
- 300 g: circa 2,1 litri.
- 500 g, un pacco intero: circa 3,5 litri.
Se segui una ricetta, guarda anche quanta acqua indica: i pastai stessi ricordano che è la ricetta a dire quanta acqua serve. Per avere un riferimento: nella prova sulla cottura passiva, Altroconsumo ha usato 2 litri d’acqua per 250 g di pasta.
Il coperchio: quando sì e quando no
- Copri la pentola mentre l’acqua si scalda. L’acqua arriva prima al bollore. I pastai stimano fino al 6% di energia in meno, e si guadagna anche qualche minuto.
- Sala e butta la pasta quando l’acqua bolle, e mescola.
- Nella cottura tradizionale togli il coperchio. I pastai ricordano che la pasta si cuoce scoperta, a meno che tu non usi la pentola a pressione o la cottura passiva.
Cottura passiva, passo per passo
La cottura passiva sfrutta il calore dell’acqua già bollente: la pasta finisce di cuocere a fuoco spento, con la pentola coperta. I pastai la ricordano come un metodo antico, quello delle nonne per la pastina in brodo.
- Porta l’acqua a bollore con il coperchio e sala.
- Butta la pasta e mescola, con il fuoco ancora acceso.
- Aspetta che l’acqua riprenda il bollore. I pastai di Unione Italiana Food indicano di lasciare il fuoco acceso per 2–4 minuti da quel momento. Nella prova di Altroconsumo, invece, il fuoco è stato spento appena l’acqua è tornata a bollire.
- Spegni il fornello e metti il coperchio, così il calore resta nella pentola.
- Lascia la pasta in infusione. Per i pastai serve il resto del tempo indicato sulla confezione; Altroconsumo, che spegne prima, indica almeno un minuto in più del tempo di cottura scritto sul pacco.
- Assaggia prima di scolare e, se serve, lascia ancora un minuto con il coperchio.
Quanto si risparmia. I pastai stimano fino al 47% di energia ed emissioni in meno. Altroconsumo ha calcolato che il fornello resta spento in media 8–9 minuti in più.
E il risultato? Nella prova di Altroconsumo gli chef hanno cotto sei paste di grano duro, tre penne rigate e tre spaghetti, con i due metodi in contemporanea: nessuna differenza di gusto. Le penne cotte a fuoco spento avevano anzi la rigatura più integra, perché nell’acqua che bolle si sfregano tra loro. I pastai consigliano di finire così la cottura anche dei formati grandi, come conchiglioni, fusilloni e paccheri, che con il bollore rischiano di rompersi o di perdere la forma.
Gas, induzione e piastre elettriche
- Gas. È il caso in cui la cottura passiva fa la differenza maggiore, secondo Altroconsumo.
- Induzione. Si risparmia anche qui, ma meno, perché la tecnologia è più efficiente in partenza.
- Piastre elettriche. ENEA consiglia di spegnerle un po’ prima della fine della cottura, per sfruttare il calore residuo.
Errori da evitare
- Riempire la pentola fino all’orlo «per sicurezza»: più acqua vuol dire più energia per scaldarla.
- Scaldare l’acqua senza coperchio.
- Usare il fuoco più grande sotto una pentola piccola.
- Spegnere il fuoco prima che l’acqua riprenda il bollore dopo aver buttato la pasta.
- Aprire spesso il coperchio durante la cottura passiva: il calore esce.
- Applicare il metodo a pasta fresca o ripiena senza controllare: la prova di Altroconsumo vale solo per la pasta di grano duro.
Domande frequenti
Cos’è la cottura passiva della pasta?
È una cottura che si conclude a fuoco spento. I pastai di Unione Italiana Food la descrivono così: la pasta cuoce sul fuoco acceso per 2–4 minuti da quando l’acqua riprende il bollore, poi si spegne, si copre la pentola con il coperchio e si lascia la pasta nell’acqua calda per il resto del tempo indicato sulla confezione.
La pasta cotta a fuoco spento viene buona?
Secondo la prova di Altroconsumo sì. Gli chef hanno cotto sei paste di grano duro, penne rigate e spaghetti, con i due metodi in contemporanea, e non hanno trovato differenze di gusto. Le penne cotte a fuoco spento avevano anzi la rigatura più integra.
Quanta acqua serve per 100 g di pasta?
La vecchia regola è un litro per etto. I pastai di Unione Italiana Food indicano che oggi bastano 0,7 litri per 100 g, perché la pasta rilascia meno amido di un tempo, e che con meno acqua l’amido si concentra e lega meglio il condimento.
Funziona anche sul piano a induzione?
Sì, ma si risparmia meno. Altroconsumo spiega che con l’induzione il risparmio c’è, ma è inferiore rispetto al gas, perché la tecnologia è già più efficiente. Sui piani elettrici ENEA consiglia comunque di spegnere la piastra un po’ prima della fine, per sfruttare il calore residuo.
Vale anche per la pasta fresca o ripiena?
La prova di Altroconsumo riguarda solo la pasta secca di grano duro: pasta all’uovo e ripiena non sono state valutate. Per questi formati segui il metodo tradizionale e le istruzioni della confezione.
Fonti e verificheDati verificati il 4 novembre 2026
- ENEA — Elettrodomestici e apparecchi elettronici (consigli per il risparmio) — Altra fonte, verificata il 4 novembre 2026
- Pastai di Unione Italiana Food, We Love Pasta — I tre gesti per una pasta più green — Materiale stampa, verificata il 4 novembre 2026
- Altroconsumo — Cottura passiva: la pasta è buona, parola di chef (Michela Di Mario, 29 aprile 2024) — Altra fonte, verificata il 4 novembre 2026






